La mia passione mi spinge a fare ricerche sui i miei adorati amici vampiri.
Qui di seguito un articolo informativo,preso da Wikipedia,su come questi”non viventi”esistano anche nelle leggende popolari!
Dunque mi chiedo,se ne parlano anche gli anziani,se le storie si tramandano di anno in anno,di secolo in secolo….non ci sarà un fondo di verità??
Buona lettura!!!

A partire dal XIX secolo i vampiri sono stati oggetto di sempre più frequenti rivisitazioni letterarie, cinematografiche e televisive.

Le prime opere di fantasia furono alcune poesie del XVIII secolo e altri racconti brevi del XIX secolo, il più influente dei quali è Il vampiro di John Polidori (1819), che narrava del vampiro Lord Ruthven. Il personaggio venne poi ripreso da alcune opere teatrali, in cui interpretava il ruolo di anti-eroe. Il tema vampiresco continuò con pubblicazioni seriali di dime novel come Varney il vampiro (1847) è culminò con il romanzo vampiresco più celebre di tutti i tempi: Dracula, scritto da Bram Stoker nel 1897[1].

Col passare del tempo, alcune caratteristiche non presenti nel folklore originale sono state incorporate nel profilo del vampiro: canini appuntiti e vulnerabilità alla luce del sole apparirono per la prima nel XIX secolo con i denti sporgenti di Varney il vampiro e del Conte Dracula[2] e la paura della luce del giorno del vampiro Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau (1922)[3]. Il mantello apparve in produzioni teatrali degli anni ’20 del XX secolo, con un alto collare bianco introdotto dallo sceneggiatore Hamilton Deane per aiutare Dracula a svanire dal palcoscenico[4]. Lord Ruthven e Varney, inoltre, potevano essere curati dalla luce della luna[5]. L’immortalità è un attributo presente anche nel folklore originario, anche se non sempre in modo esplicito, ed è largamente usato nelle opere cinematografiche e letterarie moderne.

I vampiri (o revenant) apparirono per la prima volta in poemi come The Vampire (1748) di Heinrich August Ossenfelder, Lenore (1773) di Gottfried August Bürger, Die Braut von Corinth (La sposa di Corinto) (1797) di Johann Wolfgang von Goethe, Christabel, mai completato da Samuel Taylor Coleridge e Il Giaurro (1813) di Lord Byron[7]. A Byron viene inoltre attribuita la prima opera di fantasia in prosa sui vampiri: Il vampiro (1819). In realtà il racconto venne scritto dal medico personale di Byron, John Polidori, che adattò un enigmatico racconto frammentario sul suo illustre paziente[1][8]. La personalità dominante di Byron, mediata dall’amante Lady Caroline Lamb nel suo poco lusinghiero romanzo a chiave Glenarvon (una fantasia gotica basata sulla vita selvaggia di Byron), venne usata come modello da Polidori per la creazione del non morto protagonista Lord Ruthven. The Vampyre ebbe grande successo e fu l’opera più influente agli inizi del XIX secolo[9].

Varney il vampiro è un popolare romanzo gotico scritto da James Malcolm Rymer (talvolta attribuito a Thomas Preskett Prest), punto di riferimento nell’horror dell’era vittoriana, che apparve tra il 1845 e il 1847 in una serie di pamphlet chiamati penny dreadful per via del loro costo (un penny ciascuno) e del contenuto macabro (dreadful appunto). La storia venne pubblicata in una libro nel 1847, caratterizzato da suspense e vivide descrizioni delle vicende horror di Varney[5]. Sheridan Le Fanu scrisse la storia di una vampira lesbica di nome Carmilla (1871). Come Varney prima di lei, Carmilla venne descritta positivamente, mentre la sua condizione viene accentuata[10].

Nessuno sforzo di rappresentazione dei vampiri fu tanto influente e definitiva quanto quella del romanzo Dracula (1897), di Bram Stoker[11]. La sua raffigurazione del vampirismo come malattia di contagiosa possessione demoniaca, con tanto di sottotemi quali il sesso, il sangue e la morte, colpì duramente l’Europa vittoriana, dove la tubercolosi e la sifilide erano malattie molto comuni. I tratti del vampiro descritti da Stoker si infiltrarono e dominarono il folklore tradizionale, creando la figura del vampiro moderno. Ispirandosi a opere come Il vampiro e Carmilla, Stoker iniziò a fare ricerche per il suo nuovo libro negli ultimi anni del XIX leggendo The Land Beyond the Forest (1888) di Emily Gerard e altri libri sulla Transilvania e i vampiri. A Londra, un collega gli menzionò la storia di Vlad l’Impalatore, un “vampiro davvero esistito”, e Stoker la incorporò nel suo libro. Il primo capitolo del libro venne omesso alla prima pubblicazione, nel 1897, ma fu poi stampato nel 1914 col titolo di Dracula’s Guest[12].

Uno dei primi libri di fantascienza sui vampiri fu il romanzo Io sono leggenda scritto da Richard Matheson nel 1954 e che fu di ispirazione per i film L’ultimo uomo della terra (1964), 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) ed Io sono leggenda (2007).

Il XX secolo portò nuovi esempi di letteratura vampiresca, come la serie Black Dagger Brotherhood di J.R. Ward e altri libri popolarissimi tra gli adolescenti e giovani. Un fenomeno sempre più in espansione e popolare comprende una fusione di paranormale con romanzi d’amore, romanzi di genere chick lit o romanzi d’investigazione[13]. La serie The Vampire Huntress Legend di Leslie Esdaile Banks, la serie di genere erotico Anita Blake: Vampire Hunter di Laurell K. Hamilton e la serie The Hollows di Kim Harrison rappresentano i vampiri da una prospettiva completamente nuova e in alcuni casi molto differente dalle leggende originarie.

L’ultima parte del XX secolo ha visto la nascita di numerose saghe sui vampiri. La prima tra queste fu quella scritta dalla scrittrice gotica Marilyn Ross, la serie Barnabas Collins (1966–71), basata liberamente sulla serie televisiva americana Dark Shadows. Impostò inoltre la tendenza di vedere poeticamente i vampiri come eroi tragici piuttosto che come esseri malvagi. Le stesse caratteristiche vennero riutilizzate dalla scrittrice Anne Rice nelle sue popolari e influenti Cronache dei vampiri (1976–2003)[14]. La serie Il diario del vampiro (1991–in corso) di L.J. Smith segue un triangolo amoroso tra un umana e due fratelli vampiri. I vampiri della serie Twilight (2005–2008) scritta da Stephenie Meyer ignorano gli effetti dell’aglio e delle croci, e non sono danneggiati dalla luce del sole, che però rivela la loro identità soprannaturale.

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