Camminando verso il mio banco, Bella Swan incrociò il getto d’aria tiepida che usciva dalla ventola del riscaldamento.
Il suo profumo mi colpì come una palla di cannone, come un ariete. Non c’è immagine violenta abbastanza da incapsulare la forza di ciò che mi accadde in quel momento.
Diventai tutt’altra cosa, rispetto all’essere umano che ero stato; ogni travvia dell’umanità in cui avevo cercato di confondermi svanì.
Ero predatore. E lei, la mia preda. Non c’era altra verità al mondo.
Nell’aula non c’erano testimoni – nella mia mente, erano già tutti vittime collaterali. Dimenticai persino il mistero dei suoi pensieri. Non me ne importava più nulla, perché presto avrebbe smesso di pensare.
Ero il vampiro, e lei aveva il sangue più dolce che avessi mai odorato in ottant’anni.
Non avevo mai creduto che un simile profumo potesse esistere. Se lo avessi saputo, sarei andato a cercarlo anni prima. Avrei rastrellato il pianeta, per lei. Chissà che sapore…
La sete mi bruciava la gola. Sentivo la bocca secca, carbonizzata. Nemmeno il fiotto di veleno fresco riuscì ad ammorbidire quella sensazione. Lo stomaco si contorceva per la fame, eco della sete. I muscoli, contratti, si prepararono a scattare.
Non era passato neanche un secondo. Procedeva verso di me, lungo il percorso che l’aveva portata sottovento.
Nel momento in cui posò il piede per terra, i suoi occhi sgusciarono verso di me, ovviamente nel tentativo di farsi notare. Il suo sguardo incontrò il mio, e mi vidi riflesso nel grande specchio delle sue pupille.
La sorpresa del volto che vi notai le salvò la vita, per qualche spinoso istante.

Dal Capitolo I Midnight Sun

di Stephenie Meyer